Gli Etruschi

Gastronomia e usanze dell'antica Etruria – ALIMENTAZIONE ...

I Romani dicevano che gli Etruschi erano dei mangioni e che bevevano troppo vino, ma gli abitanti dell’antica Tuschia hanno diffuso nel Centro Italia la cultura del pane e dell’olio. E in più, per primi hanno imparato a fare il vino dai greci. Di solito cucinavano minestre di cereali, farinate e gran piatti di verdure. Ma quando volevano festeggiare organizzavano banchetti a base di carne alla brace con pezzi di cervo, cinghiale e anche di orso.

In Etruria

Etruria romana e preromana (parte seconda) | tuttatoscana

Degli Etruschi abbiamo poche testimonianze scritte, ma molto ci hanno insegnato gli scavi archeologici. Uno dei ritrovamenti più interessanti è quello di un villaggio chiamato “del Gran Carro” sommerso nel lago di Bolsena. I reperti sono circa del IX secolo a.C., tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro. Là, gli archeologi hanno setacciato i fanghi che coprivano il villaggio e hanno trovato noccioli di frutta selvatica, di prugne e di nocciole, ghiande, vinaccioli e molte tracce dell’utilizzo di farro e di fave. Alcuni cereali e legumi erano abbrustoliti e macinati. Altri scavi hanno portato alla luce ben 570 diversi semi e noccioli di frutta e verdura. I resti animali si sono trovati più abbondanti in siti archeologici più recenti. Oltre ai cani, che non venivano mangiati, si sono trovate ossa di capre e pecore, di maiali, bovini, cavalli e di diverse bestie selvatiche.

Gli Etruschi: vegetariani ma non del tutto

Gli Etruschi si nutrivano essenzialmente di farro, orzo, fave, piselli, veccia, fichi, frutti selvatici, latte e formaggi di capra: una dieta quasi completamente vegetariana. I piatti preferiti erano la farinata e le minestre di cereali. Non mancava comunque il consumo di carne: si arrostiva alla brace soprattutto il maiale e, mentre i bovini erano riservati per i lavori agricoli, si consumavano anche cervi, caprioli, lepri e perfino l’orso.

Pane, olio, vino

La cucina degli Etruschi | Storia Romana e Bizantina

Tra i vari meriti degli Etruschi ci fu anche la diffusione di tre prodotti mediterranei. Il pane non è una loro invenzione, ma i romani impararono da loro a cuocere l’impasto di acqua e farina. Il pane etrusco pare fosse fatto, come il pane toscano di oggi, senza sale. L’olio d’oliva non fu utilizzato solo come condimento, ma anche come componente essenziale degli unguenti e dei profumi. Anfore di olio etrusche si sono ritrovate in tutti i paesi del Mediterraneo, a testimonianza della qualità dell’olio e della forza economica degli antichi toscani che esportavano anche frutta secca nelle Gallie. La bevanda preferita in Etruria era senz’altro il vino, anche se non se ne beveva molto e lo si riservava ai banchetti importanti. In ogni caso era annacquato e spesso addolcito col miele, per questo si usavano anfore e brocche con una larga imboccatura. Una bevanda meno costosa e piuttosto diffusa era il latte fermentato che si beveva come rinfrescante.

Il pesce dei ricchi, minestre per tutti

Il Pesce

Anche se il pesce non era frequente sulle tavole degli Etruschi, nelle città di mare se ne pescavano diversi tipi: erano apprezzati i piccoli tonni, il pesce spada e la razza. Nelle lagune di Maccarese e di Orbetello si pescavano anche le anguille e i capitoni, i branzini e le orate che erano considerati molto pregiati e riservati perciò a dignitari e aristocratici. Il popolo però in genere mangiava pane e olive, polente di diverse farine e verdure cotte o crude, a volte frattaglie e castagne. I pesci si consumavano solo in salamoia o conservati sotto sale perché più economici.

I banchetti

A tavola con gli Etruschi: i banchetti, la cucina, cosa e come si ...

Secondo la morale dei Romani più antichi, gli Etruschi erano un po troppo attenti ai piaceri della tavola e, cosa che a Roma e in Grecia faceva scandalo, consentivano anche alle donne di parteciparvi. Per gli Etruschi, mettersi a tavola era come partecipare a un rito sacro. Indossavano i vestiti migliori, si sdraiavano sui klinai, ascoltavano i suonatori di lira e di tibicines (flauti doppi), si lasciavano servire da schiavi nudi alla luce di candelieri di bronzo e di fronte alla brace su cui cuocevano lentamente le carni. La bellezza e la ricchezza di alari, spiedi (obeloi) e pinze per maneggiare i tizzoni ardenti li rendevano così importanti che spesso si sono ritrovati nei corredi delle tombe più ricche. E proprio in una tomba famosa (Golini I di Orvieto, della seconda metà del IV sec. a.C.), si è ritrovata una pittura che rappresenta un banchetto come quello descritto sopra.